Il “Piano regionale integrato della salute e dei servizi alla persona e alla comunità 2026-2030”, insieme ad alcuni punti di forza contiene numerose criticità da affrontare.
Per rendere la sanità lucana più equilibrata, efficiente e a misura di persona, la Fials propone un’alleanza concreta tra istituzioni, operatori e cittadini”.
È quanto sostiene Luciana Bellitti, Segretaria Regionale FIALS Basilicata.
Aggiunge:
“Il Documento Programmatico è straordinario sotto diversi aspetti, in quanto delinea sette macro-obiettivi per migliorare il benessere generale, garantire un accesso equo alle cure, accrescere qualità ed efficienza, promuovere l’innovazione e coinvolgere i cittadini, il tutto sfruttando appieno il PNRR.
Tuttavia, non possiamo ignorare criticità decisive: la mobilità passiva, che pesa per circa 69 milioni di euro l’anno, e le liste d’attesa più lunghe della media nazionale, la carenza di nefrologi in Basilicata, che ostacola l’avvio o il potenziamento dei centri dialitici. In aggiunta, la dialisi peritoneale, che potrebbe ridurre i ricoveri ospedalieri e migliorare la qualità di vita dei pazienti, non è ancora abbastanza diffusa.
Ulteriore elemento di fragilità è la carenza di personale – soprattutto infermieri di comunità, specialisti ambulatoriali e operatori sociosanitari – che compromette l’erogazione omogenea dei LEA e rende arduo rispettare gli standard previsti dal DM 77/2022.
Ciò non solo aumenta i costi per la mobilità passiva, ma anche il disagio per i pazienti e le loro famiglie, che devono affrontare viaggi lunghi e soggiorni lontano da casa per ricevere le cure necessarie.
La carenza di personale sanitario è un problema complesso che richiede interventi strutturali e politiche a lungo termine per essere risolto.
Sono necessari investimenti nella formazione e nel reclutamento del personale sanitario, nonché nella riorganizzazione dei servizi sanitari per garantire una distribuzione più equa delle risorse e delle competenze”.
Queste le proposte programmatiche della Fials:
- Mobilità passiva e liste attesa.
Molte famiglie lucane vivono con preoccupazione la mobilità passiva e le liste d’attesa troppo lunghe. Serve un piano straordinario che preveda prestazioni aggiuntive nelle fasce serali e nel weekend, integrando pubblico e privato accreditato in modo trasparente e ben regolamentato. Poi, bisogna migliorare il CUP unico regionale, che esiste già ma va reso più efficiente e facile da utilizzare, così da semplificare e velocizzare le prenotazioni, offrendo chiarezza sui tempi di attesa. Infine, puntare su poli di eccellenza (per esempio in oncologia, cardiologia-riabilitazione e ortopedia protesica) aiuterebbe a trattenere i pazienti in Basilicata. Trasparenza e dati aggiornati sulle liste d’attesa rimangono le armi fondamentali per riconquistare la fiducia dei cittadini.
I progetti Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali (COT)
Sono tasselli fondamentali per radicare l’assistenza sul territorio. Le Case della Comunità (CdC) assicurano orari estesi e team multiprofessionali a stretto contatto con i cittadini. Gli Ospedali di Comunità, invece, rispondono alle necessità dei pazienti post-acuti e cronici stabilizzati, valorizzando soprattutto la figura dell’infermiere. Le Centrali Operative Territoriali (COT), operative 24 ore su 24, hanno il compito di coordinare la telemedicina, l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e le dimissioni protette, garantendo percorsi assistenziali più fluidi. Senza un adeguato potenziamento del personale, però, rischiamo di non sfruttare fino in fondo queste opportunità, specialmente nelle zone montane o periferiche.
- Il divario personale sanitario.
Dobbiamo ripartire dalle persone: servono assunzioni e formazione mirata per colmare le carenze di infermieri di comunità, specialisti ambulatoriali e operatori sociosanitari, senza dimenticare il personale tecnico-amministrativo. In parallelo, va rafforzata la collaborazione con l’Università degli Studi della Basilicata (l’unica presente in regione), introducendo master e corsi specifici su telemedicina, cronicità e salute mentale. Serve anche incentivare chi lavora in aree disagiate, magari attraverso vantaggi economici o percorsi di carriera più rapidi. Senza un ricambio generazionale e una formazione continua, ogni riforma finisce per restare incompiuta.
- Il servizio 118.
E’ necessario rinnovare l’intero parco ambulanze, poiché molti mezzi sono vecchi e obsoleti, inadeguati agli standard di un servizio moderno. Nel 118 di Basilicata occorre un sistema strutturato di ambulanze dotate di tecnologie all’avanguardia, come la telemedicina e l’intelligenza artificiale, così da assistere il paziente fin dai primissimi istanti e trasmettere i parametri vitali alla Centrale Operativa in tempo reale. Con veicoli e strumenti aggiornati, oltre a personale altamente formato, possiamo ridurre i ritardi di 30-40 minuti che ancora si verificano in zone montane oltre a un organico completo e formato. Senza un intervento deciso, non si può parlare di sanità efficiente.
- L’IRCCS CROB di Rionero.
E’ un presidio oncologico fondamentale per la Basilicata, ma per esprimere appieno il suo potenziale ha bisogno di un potenziamento mirato. In particolare, manca ancora la nomina di un direttore scientifico, figura cruciale per coordinare le attività di ricerca e sviluppo, nonché per facilitare l’accesso ai finanziamenti e alle collaborazioni con altri istituti. Senza questa guida, il CROB fatica a tradurre i risultati della ricerca in pratiche cliniche innovative. Puntare sul CROB significa, in concreto, investire in oncologia avanzata e offrire ai pazienti lucani diagnosi e cure di altissima qualità, in sinergia con il resto della rete ospedaliera regionale.
- Gli screening preventivi.
Gli screening – dal tumore al colon-retto alla mammella, fino a quello alla cervice uterina – rappresentano il primo argine contro molte patologie gravi. Il nostro auspicio è che la Regione Basilicata, alla luce dell’incontro con l’Assessore alla Salute, investa risorse e progetti specifici per rafforzare la rete degli screening, renderli più capillari e semplificare l’accesso ai programmi di prevenzione, soprattutto nelle zone periferiche. In quest’ottica, telemedicina, informatizzazione e collaborazione con i medici di base possono fare la differenza. Prevenire, in molti casi, significa evitare costi più alti – sia umani sia economici – in futuro.
- La valorizzazione delle professioni sanitarie.
Nessuna riforma funziona senza professionisti competenti, motivati e riconosciuti. Gli infermieri di famiglia e di comunità rappresentano l’anello di congiunzione tra ospedale e territorio, contribuendo a ridurre i ricoveri inappropriati e a gestire la cronicità in maniera proattiva. Vale lo stesso per ostetriche, fisioterapisti, logopedisti e altre figure essenziali nei percorsi di prevenzione e riabilitazione. Gli ambulatori infermieristici e i cosiddetti nurse-led clinics – già una realtà consolidata in altre regioni italiane o in Paesi come Canada e Regno Unito – sgravano liste d’attesa e pronto soccorso, promuovendo al contempo l’autonomia professionale. Sono modelli di innovazione e prossimità che danno risultati concreti.
- Il futuro della sanità regionale.
La immagino come una Regione in cui cittadini, lavoratori e istituzioni agiscono in modo trasparente e sinergico, con una sanità di prossimità davvero funzionante: Case della Comunità, Ospedali di Comunità ben collegati e coordinati dalle COT, e liste d’attesa drasticamente ridotte. Un luogo in cui la telemedicina e la digitalizzazione annullino le distanze, offrendo pari opportunità anche a chi vive nelle zone interne. Il tutto, investendo sulle persone, sostenendone il benessere e valorizzando il ruolo di ogni professionista. È così che possiamo garantire una sanità solida, partecipata e proiettata nel futuro, arginando al contempo la mobilità passiva.